fotovoltaico-tabacco

E’ noto che le piante sono degli ottimi ricettori della luce solare che utilizzano come energia nella sintesi clorofilliana. Hanno sviluppato questa straordinaria capacità nell’arco di milioni di anni di evoluzione naturale.
Alcuni ricercatori dell’Università californiana di Berkeley hanno ora trovato un modo per forzare le piante di tabacco a sviluppare artificialmente cellule con proprietà fotovoltaiche e fotochimiche che possono essere poi facilmente estratte, disciolte in soluzione e spruzzate su qualsiasi supporto, plastica o vetro, per dare origine a pannelli solari. I ricercatori americani hanno geneticamente programmato un virus, il cosiddetto mosaico del tabacco che infettando le coltivazioni di tabacco le rende capaci di fabbricare dei cromofori artificiali che colpiti dalla luce del sole sono in grado di trasformarla in elettroni ad alta potenza.

Perché è stata scelta proprio la pianta del tabacco? La risposta sta nel fatto che, affinché i cromofori lavorino correttamente, essi devono essere distanziati di una certa distanza gli uni dagli altri, circa due o tre nanometri. Se si trovano un po’ più vicini o un po’ più distanti la corrente elettrica si arrestata o il flusso di elettroni risulta molto difficile da catturare.

Le cellule della pianta del tabacco, grazie all’evoluzione naturale, si trovano allineate esattamente a questa distanza in una catena a spirale lunga centinaia di nanometri. I ricercatori hanno sfruttato quindi questa dislocazione naturale per far crescere i cromofori sintetici esattamente alla distanza voluta.

Anche se ancora tutte da sperimentare le celle solari ottenute da piante potrebbero avere diversi vantaggi rispetto a quelle tradizionali. Per esempio, non richiederebbero l’uso di sostanze chimiche tossiche, sarebbero biodegradabili e poco costose da produrre. D’altra parte le bio-celle solari non sarebbero abbastanza efficienti come quelle al silicio e probabilmente avranno una durata inferiore ma sarebbero il frutto di un processo di produzione biocompatibile e viste le caratteristiche di durata e biodegradabilità potranno essere vantaggiosamente utilizzate nei dispositivi temporanei e usa e getta.

Sicuramente in questo processo c’è una biologia interessante in gioco. Condizionare genomi vegetali a produrre strutture sintetiche che possono fornire energia pulita alla nostra vita è una bella idea rivoluzionaria.