L’agenzia di stampa Reuters riporta in un suo articolo che l’energia solare e quella eolica stanno decisamente avanzando nelle basi di ricerca in Antartide e si accingono a sorpassare l’energia derivata da fonti fossili. Nonostante le difficoltà ed i problemi creati dalle basse temperature e dal buio prolungato le basi di ricerca di molti Paesi operanti in quell’area stanno installando impianti di produzione di energia rinnovabile. Le fonti più utilizzate sono quella eolica e quella solare.
Riguardo alla prima si tratta di sfruttare i venti assidui e vigorosi che soffiano a quelle latitudini, registrati come i più potenti del pianeta. Per l’energia solare si utilizza la luce presente ininterrottamente da metà ottobre a metà marzo e poi la luminosità proveniente dal riflesso della neve. E’ sperimentato che in Antartide si può raccogliere in un anno più energia solare che in altre località in Europa.Le problematiche più importanti vengono dalla resistenza e dal comportamento dei materiali alle bassissime temperature, ma la tecnologia viene in aiuto e tra l’altro si coglie l’opportunità di sperimentare nuovi materiali.
Il ricorso alle energie rinnovabili per sopravvivere al freddo ed al buio dell’inverno antartico, oltre a contribuire all’eliminazione dei gas serra e diminuire l’inquinamento in aree caratterizzate da un delicato equilibrio ambientale, permette di evitare i costi di trasporto del combustibile in posti così remoti.
La stazione di ricerca belga Elisabeth, sta per inaugurare i nuovi impianti che le consentiranno di funzionare solo con l’energia del sole e del vento. Gran Bretagna, Giappone, Australia e Stati Uniti sono gli altri paesi che hanno già in attività o in fase di costruzione impianti per la produzione di energia pulita per le loro basi scientifiche antartiche con ciò contribuendo al rispetto del trattato internazionale che dichiara l’Antartide “una riserva per la scienza e la pace”.
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