Israele lancia un grande investimento per sfruttare l’energia solare su larga scala, l’ha chiamata la rivoluzione del sole. Si tratta di un accordo con una quindicina fra i più grandi kibbutz, le comuni agricole israeliane, per sfruttare il sole del deserto dl Negev ed arrivare a soddisfare con l’energia fotovoltaica almeno il 20 per cento del fabbisogno nazionale. Il progetto prevede un investimento di tre miliardi di dollari e sarà gestito dal gruppo Apc (Arava power Company).Dopo quella dell’acqua e del deserto trasformato in giardino fiorito, i kibbutz inaugurano una nuova frontiera,quella energetica , in fondo alla quale c’è un sogno: arrivare a coprire anche il 40 per cento della domanda del Paese. Per Israele più che per altri paesi la dipendenza dal petrolio è una criticità strategica poiché la maggior parte delle risorse energetiche è in mano a governi ostili. E’ perciò fondamentale investire il più rapidamente possibile in fonti alternative. «La maggior parte dei Paesi europei sta puntando a rifornirsi per il 20 per cento d’energie rinnovabili, dice il ministro per le Infrastrutture Binyamin Ben-Eliezer, e questo anche se hanno la metà del sole che abbiamo noi. Col nostro potenziale, potremmo arrivare facilmente al 40 per cento». Il progetto rilancia anche i kibbutz come modello di sviluppo e con il ritorno al collettivismo produttivo si cerca anche di dare una risposta alla crisi finanziaria mondiale.
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